
Introduzione
Per anni, gli immobili provenienti da donazioni sono rimasti un terreno minato sia per chi vende sia per chi compra. Il rischio era sempre lo stesso: un erede legittimario poteva agire in futuro sostenendo che la donazione aveva leso la propria quota di legittima, chiedendo la restituzione dell’immobile persino a chi lo aveva acquistato in buona fede.
Questa incertezza giuridica ha bloccato migliaia di transazioni immobiliari, reso difficile ottenere mutui e scoraggiato anche le banche dall’iscrivere ipoteche su case donate.
Con il Ddl Semplificazioni 2025, approvato definitivamente dalla Camera dopo il passaggio in Senato, questo meccanismo viene profondamente rivisto. Per la prima volta, si introduce una vera tutela per chi acquista un bene proveniente da una donazione, eliminando – di fatto – il timore della restituzione.
In questo articolo affrontiamo in modo chiaro e completo:
- cosa prevedeva la normativa prima della riforma;
- perché gli immobili donati erano considerati “a rischio”;
- cosa cambia davvero dal 2025;
- come si tutelano ora acquirenti, venditori, eredi e banche;
- quali sono gli effetti sul mercato immobiliare;
- i nuovi termini per dichiarazioni di morte presunta e assenza;
- casi pratici e scenari applicativi.
Perché le donazioni erano considerate rischiose: il problema della legittima
Il sistema successorio italiano prevede che a determinati eredi – i cosiddetti legittimari (coniuge, figli, eventualmente ascendenti) – spetti comunque una quota dell’eredità, indipendentemente dal contenuto del testamento.
Questo meccanismo tutela la famiglia, ma negli anni ha generato enormi complicazioni, in particolare per i beni donati in vita.
Il cuore del problema
Se una donazione effettuata anni prima risultava lesiva della quota di legittima (cioè se aveva ridotto troppo il patrimonio disponibile del donante), l’erede leso poteva:
- impugnare la donazione (azione di riduzione);
- e, se il bene era stato già venduto a un terzo, chiedere a quest’ultimo la restituzione del bene (azione di restituzione).
Questo significa che il terzo acquirente, magari a distanza di 15 o 20 anni, poteva essere costretto a restituire l’immobile pur avendolo comprato in buona fede, con un regolare rogito e magari pagando un mutuo.
Una spada di Damocle che:
- faceva scendere il valore degli immobili donati;
- rendeva quasi impossibile ottenere un finanziamento ipotecario;
- generava contenziosi lunghissimi e costosi;
- creava incertezza nelle compravendite.
Cosa cambia dal 2025: la svolta che libera i beni donati
Il Ddl Semplificazioni introduce una modifica rivoluzionaria:
i beni donati diventano pienamente circolabili senza che l’acquirente rischi la restituzione.
In pratica:
1. L’erede legittimario non può più chiedere al compratore la restituzione del bene donato.
L’azione di restituzione viene cancellata nei confronti dei terzi.
2. Il legittimario, se ritiene lesa la legittima, potrà rivalersi solo sul valore economico.
Significa che l’erede può chiedere un compenso economico al beneficiario della donazione, non a chi ha comprato l’immobile.
3. Le banche possono finalmente concedere mutui su immobili provenienti da donazioni.
Perché l’ipoteca non rischia più di essere travolta.
4. L’acquirente finale non ha più alcun rischio giuridico.
La circolazione immobiliare torna ad essere serena.
Si tratta di una riforma attesa da oltre vent’anni e che coinvolge milioni di immobili in Italia.
Perché questa riforma era necessaria
L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto numero di immobili trasmessi tramite donazione. Le ragioni sono molte:
- volontà di anticipare il passaggio generazionale;
- tutela patrimoniale;
- vantaggi fiscali in caso di prima casa;
- pianificazione familiare;
- passaggi tra parenti senza oneri elevati.
Ma ogni volta che un immobile veniva donato, si creava un “bollino rosso” sul bene.
Gli effetti:
- molti compratori rifiutavano a priori case provenienti da donazione;
- le agenzie immobiliari faticavano a presentare questi immobili;
- le banche pretendevano fideiussioni, assicurazioni costose o semplicemente rifiutavano il mutuo;
- i tempi di vendita erano molto più lunghi;
- il valore dell’immobile risultava inferiore rispetto a uno non donato.
La riforma elimina finalmente questo problema strutturale.
Come funziona ora la tutela dei legittimari
La riforma non elimina il diritto dei legittimari, ma cambia la modalità di soddisfacimento del loro credito.
Eredità lesa? Solo compensi economici, non la casa già venduta
Se un erede ritiene che una donazione abbia leso la propria legittima, potrà:
- agire contro il beneficiario della donazione;
- chiedere un conguaglio economico;
- eventualmente rivalersi sul patrimonio di quest’ultimo.
Scompare la possibilità di agire verso l’acquirente o la banca
Non sarà più possibile:
- chiedere la restituzione dell’immobile;
- colpire l’ipoteca iscritta dalla banca.
Questo è il vero punto che rivoluziona il sistema.
Effetti immediati sul mercato immobiliare
La riforma ha un impatto enorme:
1. Aumenta la liquidità del mercato immobiliare
Immobili che prima faticavano a trovare un acquirente ora diventano normali immobili come tutti gli altri.
2. Cresce la fiducia degli acquirenti
Scompare uno dei rischi più temuti.
3. Le banche tornano a finanziare anche immobili donati
Più mutui possibili, meno esclusioni.
4. Gli immobili donati non subiscono più svalutazioni
Il valore torna allineato al reale valore di mercato.
5. Le agenzie immobiliari lavorano con maggiore facilità
Meno problemi, meno contenziosi, più transazioni.

Comprare un immobile donato nel 2025: cosa cambia operativamente
Prima della riforma:
- necessità di verificare tutti i legittimari;
- ricostruire la storia patrimoniale del donante;
- richiedere dichiarazioni, fideiussioni, polizze;
- valutare possibili azioni future.
Ora:
- basta verificare la regolarità della donazione;
- controllare l’atto di provenienza;
- effettuare i normali controlli urbanistici e catastali.
Nessuna preoccupazione legata alla successione.
Cosa succede se il donante muore entro 10 anni?
Il termine dei 10 anni dalla donazione rimane come riferimento per l’azione di riduzione, ma riguarda solo i rapporti tra eredi e donatari.
L’acquirente finale non viene toccato.
Assenza e morte presunta: cosa cambia
La riforma interviene anche su due istituti molto tecnici ma importanti:
1. Dichiarazione di assenza
Il termine viene dimezzato.
2. Dichiarazione di morte presunta
Anche qui i termini vengono ridotti, accelerando:
- successioni bloccate;
- trasferimenti patrimoniali;
- gestione di immobili e conti bancari.
Questo evita lunghe attese per famiglie che devono sbloccare eredità o patrimoni.
Esempi pratici
Caso 1: casa donata dal padre al figlio che poi la vende
Prima della riforma:
un altro figlio poteva chiedere la restituzione al compratore.
Ora:
non può più farlo.
Può solo chiedere un conguaglio economico al fratello donatario.
Caso 2: mutuo per comprare un immobile donato
Prima:
la banca quasi sempre diceva no.
Ora:
la banca può iscrivere ipoteca senza rischi.
Caso 3: vendita di una casa donata da 20 anni
Prima:
la donazione poteva comunque essere attaccata.
Ora:
nessun rischio per l’acquirente.
Conclusioni
La riforma del 2025 rappresenta una delle più importanti novità nel diritto successorio e immobiliare degli ultimi decenni. Finalmente:
- chi compra un immobile donato è al sicuro;
- chi vende non deve più temere svalutazioni o ostacoli;
- le banche possono finanziare serenamente;
- il mercato immobiliare beneficia di maggiore stabilità e trasparenza.
Una misura molto attesa che risolve un problema strutturale che durava da anni.










